Rieccoci con la nostra rubrica dove proviamo a chiarire alcuni concetti e termini usati nell’ambito calcistico. Oggi ci concentriamo sul gergo tipico di quella figura, di solito uno squinternato, che ha la divisa diversa dagli altri e gli piace rotolarsi nel fango… Si, stiamo parlando proprio del Portiere!
Oggi ci concentreremo su una parola che consiste in quello che per i portieri, è uno dei gesti tecnicamente più difficili, ma anche uno dei più importanti al fine di garantire maggior sicurezza alla squadra e sgravare di pericolosi oneri, i compagni di reparto soprattutto. Stiamo parlando del fondamentale dell’ “uscita“. Con questo termine, indichiamo letteralmente il gesto col quale il portiere tende ad allontanarsi dalla propria porta al fine di intercettare cross, che siano essi da posizione defilata o centrale, lanci lunghi, o ancora per fermare attaccanti lanciati a rete. In tutti questi casi il portiere può bloccare il pallone oppure può respingerlo lontano, al fine di allontanare il pericolo, solitamente utilizzando le mani chiuse “a pugno”.

Ora, data una definzione al termine, possiamo snocciolare i vari tipi di uscite che ogni buon numero 1 che si rispetti, deve saper compiere. Quella vista nell’immagine soprastante è una tipica uscita alta. In tale gesto il portiere sfrutta l’elevazione e la possibilità di raggiungere un punto più alto con il corpo, grazie all’estensione delle braccia, per poter agguantare la palla e farla sua, prima che gli avversari possano battere a rete, per esempio, di testa. Spesso in partita un portiere è chiamato a questo tipo di intervento che, a vedersi, parrebbe piuttosto facile. Tuttavia, questo rimane uno dei gesti più difficili che possa egli compiere, poichè richiede un grandissimo senso della posizione, una spiccata capacità di lettura della traiettoria del pallone e un tempismo notevole. Tutto ciò deve essere amalgamato con agilità e coordinazione nel gesto finale. Esso risulta spesso composto da più passi di rincorsa per poi culminare in un balzo scandito da tre appoggi (il famoso “terzo tempo“), seguito da elevazione di braccia, protese verso il pallone, e di un ginocchio (solitamente quello opposto al lato di proveninza del pallone), al fine di aumentare l’inerzia e proteggersi da eventuali scontri con altri giocatori. Una volta in aria il portiere può, a seconda della situazione e della difficoltà del gesto, bloccare la sfera o allotanarla coi pugni il più lontano possibile, per scacciare la minaccia.

Ma gli “interventi alti” non sono gli unici cui è chiamato il portiere, le uscite possono essere sia a “mezza altezza” che “rasoterra”. Il gesto tecnico che richiedono è lo stesso per entrambe, prevedono infatti il cosiddetto “tuffo“. Anche in questo caso, è un movimento che il portiere compie al fine di intercettare la sfera, che sia, come abbiamo già detto, per bloccarla o per respingerla. Nella seconda opzione dunque, l’estremo difensore cercherà quindi di allontanarla dall’area di rigore, evitando così sortite offensive, ma non facendo di fatto terminare l’azione, cosa che invece averrebbe a palla tra le sue braccia. Anche in questo genere di interventi il tempismo e la valutazione spaziale sono determinanti, unitamente alla capacità, non banale, di percepire i limiti dell’area di rigore, oltre i quali cessa il privilegio unico del portiere di poter toccare il pallone con le mani. Nel caso di uscite a mezz’altezza il portiere sarà chiamato a tuffarsi, sempre di lato – ebbene si, il tuffo di pancia, salvo rarissimi casi, non è contemplato nel repertorio del portiere per questioni di agilità, protezione e reazione – a mezz’altezza, per raggiungere la sfera. Ovviamente, l’uscita rasoterra richiede un tuffo radente il suolo. Quest’ultima è forse la più facile, ma anche la più pericolosa, per il rischio concreto di scontrare il proprio capo con piedi, stinchi o ginocchia avversarie. A riguardo, chiedere per informazioni a Petr Čech o a Stefano Sorrentino! Insomma non bastano la tecnica ed i riflessi, ma ci vuole anche una buona dose di coraggio.

Ma le uscite basse, in particolare per stoppare gli attacanti avversari lanciati a rete, hanno trovato, soprattutto nell’ultimo lustro, un nuovo tipo di interpretazione. Fautore di questa scuola di pensiero è soprattutto stato un certo Manuel Neuer, considerato da molti, uno dei migliori, e più rivoluzionari, interpreti del ruolo nel nuovo millennio. Ma il caro Manuel non si è inventato nulla, ha “semplicemente” appreso ed adattato al calcio a 11, l’uscita bassa tipica del Futsal (o calcio a 5, se preferite). Il principio di base parte dall’idea, comune all’uscita bassa tradizionale effettuata nello scontro con l’attaccante lanciato a rete, di rimanere in piedi ed attendere sino all’ultimo per opporsi all’avversario. La differenza sta nel fatto che tale nuova scuola di “pensiero” non preveda una tuffo tradizionale, bensì preveda di avanzare e chiudere lo specchio della porta “andando in spaccata“, lasciandosi di fatto cadere avanzando, ed allargare le braccia per coprire la maggiore superficie possibile. C’è chi preferisce questa nuova linea di pensiero e chi invece, rimane fedele “alle tradizioni”, ma si sa de gustibus non est disputandum!

L’ultima uscita che il portiere può compiere, è quella “di testa”, indispensabile ed inevitabile quando, nelle rare volte che accade, l’estremo difensore è chiamato ad allontanare la minaccia in una posizione esterna alla sua area di pertinenza. Consiste in un colpo di testa, in tuffo (anche “di pancia in questo caso”, l’unico) o meno, al fine di anticipare gli avversari che altrimenti potrebbero lanciarsi a rete. Anche in questo caso, questa variante del fondamentale dell’uscita, si è espressa relativamente tardi, solo negli ultimi anni. Ciò trova spiegazione nel sempre maggior coinvolgimento del portiere nel gioco, modus ludendi attuato gradualmente solo da poco tempo a questa parte. La figura moderna dell’estremo difensore è ora infatti molto più dinamica e meno avulsa dal gioco, di quanto non lo fosse fino a qualche decennio fa: il portiere non è più il guardiano solitario ancorato alla linea di porta, ma è partecipe in tutto e per tutto alla manovra sia in fase difensiva, sia in fase di costruzione.

Insomma, abbiamo scoperto che ci sono vari tipi di uscite e che il modo di giocare del portiere è sempre in evoluzione. Una cosa è certa però… Il portiere paura non ne ha!
